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L’aumento dei programmi di cucina in televisione non è un fatto casuale. Ma è un fenomeno sociale, legato alla crisi, ai cambiamenti del costume e della società che si attua in questo nostro tempo.

All’aumentare di questo genere di programmi, infatti, cresce l’abbandono dei fornelli. Ossia, si cucina molto in televisione e sempre meno in casa.

Se oggi si parla, per esempio, in finanziaria, dei lavatori in bicicletta, come i trasportatori di Feedora o Delivery, lo dobbiamo proprio all’aumento delle richieste di cibo da asporto e consumato a domicilio. Se le persone cucinassero di più in casa, queste applicazioni non avrebbero tutto questo successo.

CIBO E TELEVISIONE. CI VUOLE PIÙ EQUILIBRIO

Già nel 2014 Famiglia Cristiana invocava più equilibrio.


Con il passare del tempo, lo sguardo fisso sui piatti è diventato sempre meno culturale e sempre più commerciale. Oggi la cucina è argomento trasversale nei molti programmi che propongono ricette in diretta (“Cotto e mangiato”, “I menù di Benedetta”), nelle gare fra cuochi famosi o aspiranti tali (“La prova del cuoco”, “Masterchef”) e perfino nelle rubriche dei telegiornali (“Tg5 Gusto”, “Tg2 Eat parade”).
Se, poi, l’educazione alimentare trovasse qualche spazio in più nei palinsesti televisivi, certamente non ci dispiacerebbe. Pare che siano soprattutto i più giovani ad aver bisogno di un’educazione al corretto rapporto con l’alimentazione: recenti dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità attestano l’aumento della frequenza di disturbi alimentari tra i ragazzi delle scuole medie e superiori. Probabilmente è ancora possibile educare i bambini e i ragazzi – ma anche agli adulti – a un’alimentazione equilibrata, per aiutarli a correggere i comportamenti scorretti.

Più si cucina in televisione, meno si cucina a casa.

Più accrescono i programmi in tv e meno si mangia. Più crescono i programmi dove si invita a cucinare, più si preferisce andare a ristorante.

Per cucinare, lo sa bene chi cucina abitualmente e lo scopre presto chi vuole imparare, bisogna stare prima di tutto in strada, tra negozi, mercati e mercatini. Non è facile trovare i prodotti di qualità. E spesso non si trovano tutti nello stesso posto.

Il supermercato, non è appunto un posto dove trovi tutto buono. Qualcosa è eccellente, qualcos’altro lo è meno.

E poi bisogna stare in cucina. Che sembra una ovvietà ma non lo è.

Perché oggi, non tutti hanno il tempo di stare ore o intere giornate a cucinare e poi a lavare tutto quello che si sporca cucinando.

Il tempo in cucina

Se c’è una cosa che non ho mai sopportato dei programmi culinari in televisione è il tempo. O meglio, il cronometro che scorre.

Capisco e capirei se si parlasse di piatti veloci. Ma quando si parla di piatti complessi, il tempo è tutto relativo.

Un pezzo di carne, restando sui temi di questo sito, può richiedere tempi di cottura ben diversi a seconda del peso, prima di tutto, ma poi anche della sua tenerezza, dalla qualità dell’animale, dal tipo di ricetta, anche.

La cucina richiede tempi di cottura specifici.

Gli assaggiatori e giudici

Altro elemento che mi colpisce di questi programmi sono gli assaggiatori. A volte anche chiamati a giudicare. Ma gli ospiti sono lì più per la loro fama televisiva o cinematografica che per le loro qualità culinarie. Anche se tutti si dichiarano essere grandi mangiatori, a prescindere da ogni evidenza.

La visione di uno psicoterapeuta

Ora che ci si trovi a Sciacca o a Palermo, a Roma come a Milano, bisogna cercare e trovare il macellaio di fiducia, per la carne. Ma anche il proprio verduraio, il fruttivendolo, e il pescivendolo.

Già nel novembre del 2017 un medico psicanalista Luciano casaroli scriveva

Il sistema pubblicitario vuole imporre una visione consumistica del vivere. Tutti i giorni ribadisce negli spot, nelle trasmissioni, sui giornali e sui media che occorre godere qui ed ora le delizie della vita senza imbarcarsi in progetti per il futuro. I nostri ragazzi lo hanno fortemente recepito per cui la tendenza a costruire una famiglia sposandosi e avendo un figlio sta drasticamente crollando.


Anche nella cucina esiste l’impegno per imparare una tecnica, la dedizione all’altro che mangerà e sicuramente il sacrifico. Quando però alla tv imperversano trasmissioni sui cuochi e la cucina ho la sensazione che sia solamente un mezzo subdolo per distrarre la gente, e soprattutto i nostri giovani, dalle sfide ben più importanti e fondamentali per la loro vita.

I piatti pronti

Hollywood aveva capito per tempo che sarebbe finita cosìRitorno al futuro 2 aveva immaginato in celluloide, 30 anni fa, una cena del 2015: c’era una mini-pizza confezionata, infilata dalla famiglia McFly in uno strano forno a sogliola. Poi un comando secco – “83, livello 4” – tre secondi di borbottii dell’elettrodomestico et voilà, la Margherita era pronta. Niente padelle unte, nessuna macchia sull’inox dei fornelli. Sembrava fanta-gastronomia. Ma nelle cucine italiane del 2016, un anno dopo le previsioni di Robert Zemeckis, il pranzo servito da Michael J. Fox è diventato realtà.

Una cucina sana e tradizionale

Se uno scopo deve avere questo blog è proprio quello di recuperare o far recuperare, per quel che si può, una cucina sana e tradizionale. Sana nella sua preparazione, tradizionale nel senso di materie prime che rispecchino la tradizione. Ma anche nei modi di allevare gli animali e di lavorarli.

Poi è ovvio che non possiamo incidere più di tanto. Ma ciascuno nel proprio piccolo può incidere sulla realtà. Perché i cambiamenti della società siamo tutti noi singoli a determinarli.

Programmi di cucina

Per onestà ammetto che qualcosa la vedo anch’io. Il mio preferito è certamente 4 ristoranti con Alessandro Borghese.

Ritengo sia un bel programma perché c’è il gioco e c’è poi anche il parere di persone che quanto meno sono conoscitori della materia. A prescindere poi dai risultati.

Così come qualche volta seguo Antonino Cannavocciulo. Però i ristoranti che segue, per esempio, mancano delle elementari basi della ristorazione. tanto è vero che se si va a cercare, molti di questi ristoranti, poi non si trovano perché comunque chiusi.

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