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La lingua al macello

Troppa carne a buon mercato

PresaDiretta ha condotto un reportage sulla carne a buon mercato del Brasile.

Questo blog che si affianca alla ricerca linguistica sui nomi della carne è a favore della carne locale e della consapevolezza di quello che mangiamo.

Come ricordato dal giornalista di PresaDiretta, secondo quanto riporta il sito Transparency for Sustainable Economies, l’Italia è tra i maggiori importatori di carne dal Brasile.

Standard al ribasso

Nulla di strano se non fosse per gli standard al ribasso dei controlli fatti in Brasile.

Almeno così denuncia l’europarlamentare Anna Cavazzini. Denuncia che trova riscontro in numerose indagini brasiliane che hanno portato allo scandalo della “Carne fraca“, diremmo noi, fracida. Talmente andata a male che si amalgamava alla pellicola con cui era confezionata.

Prodotti trasformati

Il problema non è certo la carne fresca dal macellaio che è sottoposta a rigidi controlli igenico sanitari.

Dopo il fenomeno della mucca pazza, l’Europa e l’Italia, hanno dettato regole molto ferree. La legge sulla tracciabilità arriva direttamente dal 2000.

Ciascun allevatore o venditore di carne deve produrre un documento certificato dal servizio sanitario dove si trovano le informazioni di vita dell’animale. dove è nato, dove è stato allevato e dove è stato macellato.

Bresaola

Uno dei prodotti di grande qualità delle carni italiane è la bresaola. Peccato che non tutti i produttori usino le materie prime locali, di animali locali.

Anzi, molte aziende presenti nella grande distribuzione producono bresaola proprio dalle carni importate dall’estero.

Un indizio che si tratti di prodotti di bassa qualità è la omogeneità del taglio. Infatti, i prodotti artigianali, che usano le carni macellate locali, producono carni diverse, di pezzature diverse. L’imperfezione del taglio, così come la diversità di peso ci indica che parliamo di prodotti naturali.

Trasformazione del prodotto

La trasformazione della carne, i preparati di carne sono il vero problema. Intanto perché nella trasformazione, nell’aggiunta di aromi, spezie e sale, si può camuffare una carne anche di bassa qualità. Che dunque permette che la carne sia a basso costo e porta con se una scorretta concorrenza alle carni italiane.

Ma anche perché la carne trasformata esce dalla normativa della tracciabilità. I prodotti preparati, anche con un semplice conservante, non sono tenuti a indicare l’origine delle carni.

Allevamenti non intensi

Gli allevamenti di bovini italiani, generalmente, sono allevamenti a conduzione familiare, dove non si fa uso di antibiotici o anabolizzanti che permettono una maggiore velocità di crescita degli animali.

Gli animali che crescono in allevamenti non intensivi, crescono per natura, lentamente, mangiano di più nel tempo, richiedono maggiore manutenzione e lavoro umano, e dunque costano di più.

Consapevolezza

In un mercato del food in continua evoluzione e dove i prodotti di bassa qualità fanno concorrenza ai prodotti di qualità, il consumatore deve scegliere con cognizione di causa ed ha il dovere di informarsi.

Non si tratta solo dell’alimentazione quotidiana di salumi, comunque costosi e dannosi per la salute.

Nella categoria preparati a base di carne troviamo la pasta ripiena, i sughi pronti, i surgelati, gli insaccati di vario genere, persino i prodotti per l’infanzia, omogenizzati etc.

In conclusione

Quello che in conclusione si chiede, dal punto di vista del consumatore, è di dettare una norma, almeno sulla tracciabilità, anche per i prodotti preparati e confezionati.

Questo permetterebbe a chiunque di dimostrare perché un prodotto costa un dato prezzo e un altro prodotto costa la metà o il doppio.

Dal punto di vista degli allevatori, invece, si chiede che le normative europee siano rispettate da chi produce carne all’interno dell’Unione Europea, ma anche da chi importa carne in Europa. In questo modo la normativa metterebbe tutti i concorrenti sullo stesso piano e permetterebbe di salvaguardare la salute dei consumatori.