Archivi autore: Toni Fontana

Festival del giornalismo enogastronomico Sicilia

Restare: la Sicilia come opportunità. Questo il tema della sesta edizione del Festival del giornalismo enogastronomico di Sicilia che si è svolto a Palermo, dal 13 al 15 dicembre 2019.

Il sito e blog i nomi della carne è stato presente ed ha raccolto alcuni interventi.

Se seguirete il blog ne riproporremo alcuni su cui riflettere insieme.

Ricette secondi di carne

Partiamo con le ricette secondi di carne. Spero che attraverso la buona cucina siciliana sia possibile dare buoni consigli per l’acquisto della carne e la cottura.

Nelle prossime settimane si andrà a raccontare le varie ricette che trovate qui di seguito. L’articolo sarà arricchito dalle vostre ricette.

Potete scrivere di seguito sui commenti la vostra specialità, oppure contattarci tramite social. Come vi viene più comodo.

PORTATE SECONDI

SPIEDINI

FRITTO MISTO

INVOLTINI

Polpette

INGREDIENTI

VITELLO

MANZO

VITELLONE

MAIALE

AGNELLO

ANATRA

CONIGLIO

FARAONA

Frattaglie

POLLO

SALUMI E INSACCATI

SELVAGGINA

TACCHINO

COTTURE

AL FORNO

ALLA BRACE

ALLA PIASTRA

ARROSTO

BRASATO

CRUDO

FRITTO

IN PADELLA

IN PENTOLA

IN UMIDO

LESSO

Musso e Carcagnolo

Il musso e carcagnolo fanno parte delle frattaglie. E si tratta rispettivamente del muso e della parte cartilaginea dello zoccolo, tolta la cosiddetta scarpa.

Queste parti possono essere bollite e mangiate con olio e limone. Oppure esistono altre ricette della cucina palermitana. Musso e carcagnolo non fanno parte della cucina saccense.

Le ricette con musso è carcagnolo appartengono alla tradizione palermitana dello street food.

Insalata di musso e carcagnolo

L’insalata sarà un’insalata a base di rimasugli di carne e cartilagini lesse. A queste parti viene aggiunta la carote, il sedano, la cipolla e l’olio siciliano.

La ricetta musso e carcagnolo

Ingredienti per 4 persone:

Intanto è necessario procurarsi il musso e carcagnolo. A Palermo alcune macellerie ne fanno uso e vendita al dettaglio.

Si tagliano a pezzettini le varie parti. Poi si puliscono e si riducono a dadini la carota, la cipolla e il sedano.

Preparato il tutto si mescola e si condisce con l’olio, aceto balsamico e pepe a piacere.

Palermo street food

Aspetti economici, antropologici e culturali

Traggo da wikipedia la definizione di alcuni elementi del cibo da strada.

Da Wikipedia

L’ampiezza del fenomeno alimentare, messa in risalto dalle statistiche FAO[2], si collega ad altri aspetti antropologici, come il rilevante ruolo occupato nell’economia umana, ma anche la messa in gioco di importanti valori culturali, identitari ed etnici. Spesso, infatti, i prodotti da consumare per strada sono specialità locali o regionali, come nel caso del pani câ meusa palermitano, il ‘O pere e ‘o musso della cucina campana e napoletana, o il kalakukko della Regione dei laghi finlandese.

In altri casi, invece, i prodotti non hanno un particolare legame culturale con il territorio in cui vengono offerti, o, pur avendone posseduto uno in passato, non lo conservano più, perché andato oramai perduto a seguito della loro diffusione al di fuori delle zone di origine (come è il caso della pizza e del kebab). In alcuni casi, tuttavia, la diffusione al di fuori dei confini culturali originari, anche ampia, non ne ha cancellato la connotazione etnica e identitaria.

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Leggi il glossario dei nomi della carne a Sciacca.

Barbecue Amazon

Qui di seguito trovate una serie di Barbecue Amazon. I modelli scelti da Amazon stesso e più votati da coloro che li hanno acquistati.

Per dare una occhiata veloce ai modelli e ai prezzi più convenienti e per far una idea prima di acquistare davvero.

Trovate di seguito barbecue a carbonella, a gas, barbecue professionali se volete aprire una attività, oppure barbecue artigianali un po ‘ rozzi ma anche più resistenti. Così come ci sono barbecue in cemento per il vostro giardino o portatili. A voi la scelta!

Barbecue a carbonella

Barbecue in cemento

Barbecue gas

Barbecue professionale

Barbecue artigianali

Barbecue Weber

Barbecue a gas Weber

Accessori per il barbercue

Facciamo Vucciria!

Facciamo vucciria! Facciamolo insieme, costruiamo questo spazio tra appassionati di cucina e amanti della buona tavola.

Vuccirìa cos’è?

Da Wikipedia.

Vucciria è un noto mercato di Palermo. Il suo nome deriva dalla parola Bucceria, tratto dal francese boucherie, che significa, appunto macelleria. Il mercato era infatti inizialmente destinato al macello e alla vendita delle carni. Successivamente divenne un mercato per la vendita del pesce, della frutta e della verdura.

Vuccirìa, nella realtà, a Palermo, era un mercato dove si vendeva di tutto. La carne principalmente, ma nell’immediato dopo guerra, era il mercato di Palermo, dove si trovava il pesce, le verdure, la frutta. E poi, un po’ di tutto, come fosse un bazar arabo, da cui poi, tutti i mercati del mondo derivano.

Ora è un centro con qualche bottega e tanti locali, pub e ristoranti dove mangiare e bere.

Vucciria cosa vuole essere

Immaginiamo Vucciria come una grande rivista dove sono presenti più voci. E ciascuno “abbannìa” (grida) la propria “roba” merce. E data la natura del web, l’abbanniata può essere siciliana, ma può parlare anche altri dialetti e altre lingue.

“Vuccirìa” in palermitano significa infatti, anche, “confusione”. E fare vucciria, oltre ad essere il baccano dei bambini che giocano è anche l’invito a farsi sentire.

Ed è per questo triplice significato che ho voluto dare questo titolo a questo contenitore dove si può trovare un po’ di tutto. Quindi mercato, gioco chiassoso e rivolta. Ma anche lingua e linguaggio, cibo, cultura, sicilianitudine.

Un grande bazar

Qui, sul web, in questo piccolo sito, dalle grandi ambizioni, vuole essere un contenitore dove far confluire voci e pensieri sulla cucina. Voci e pensieri di blogger che si occupano di cultura gastronomica, ma anche persone appassionate di cucina che sperimentano sui quattro fornelli di casa.

Al suo interno ci sarà confusione. Me ne rendo conto. Si tratta di un esperimento. non ci sono regole precise, se non la spontaneità e l’incontro di brave persone.

Facciamolo insieme

Sebbene il sito nasca da una tesi di laurea e dunque da una sola persona, i lettori interessati a far parte del progetto possono partecipare con il loro contributo.

La ricerca, la tesi, è sicuramente qualcosa di molto interessante. Ma può crescere solo con il contributo di molte persone, che vanno al di là di Sciacca e anche della Sicilia.

Dunque, se sei una/un blogger, uno studente o una studentessa che si diletta ai fornelli, un cuoco o una cuoca, una casalinga o un casalingo che vuole condividere i propri piatti quotidiani, parliamone e troviamo insieme il modo di collaborare.

E se non sei ferrato tecnologicamente o ti sembra troppo difficile automatizzare certi meccanismi, siamo disponibili ad offrirti assistenza affinché sia più semplice collaborare.

Adesso manca solo per te. Fatti sentire su Messenger! Facciamo Vucciria!

Sale prima della cottura? No

Niente sale prima della cottura! Per favore!

Una cattiva abitudine di sedicenti esperti del barbecue è quella di salare la carne prima della cottura.

Lo fanno cuochi che sono ritenuti di grande levatura e lo si vede spesso sui canali social, dove la preparazione della carne è arricchita da sale e aromi in abbondanza.

Video statunitensi

Quello che vediamo sono video che nella stragrande maggioranza dei casi arrivano dagli Stati Uniti, dove sconoscono il concetto di carne fresca.

Le fettone che ci fanno vedere sono piene di estrogeni ed ormoni, legali negli Stati Uniti e in tutte le Americhe, e che fanno bene a cacciare fuori con il sale.

In Italia la cultura della carne è completamente diversa. Qui noi parliamo di carne sana, con proteine nobili da acquisire, senza estrogeni e preferibilmente locale.

Aromi si, sale no.

Il sale prima della cattura è assolutamente da evitare. Perché non solo tradisce il sapore della carne ma fa perdere tutte le sostanze alla carne.

Qui, come spero in ogni dove, dobbiamo reputare che state comprando e mangiando carne buona, almeno carne fresca e carne locale.

Per cui, si agli aromi come pepe, rosmarino, olio e limone. No al sale!

La preparazione in cucina della carne

Qualunque sia la ricetta e qualunque sia il procedimento che vi viene indicato, il consiglio del blog è questo.

Aggiungete tutti gli aromi che volete, marinate la carne in tutti i modi e con gli aromi più profumati di questo mondo, ma eliminate il sale. Acquistate qualunque aroma, senza il sale.

Consumo di sale

L’Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che il consumo giornaliero di sale deve essere inferiore a cinque grammi, che equivalgono a circa due grammi di sodio.

In Italia si fa un uso smodato di sale. Quindi sarebbe consigliabile mangiare senza sale o almeno in dosi controllatissime, tenuto conto che il sale si trova in tutto ciò che acquistiamo di già pronto.

Linee guida per la prevenzione

Nelle linee guida per la prevenzione e la cura dell’ipertensione è consigliata l’abolizione sia degli alimenti acquistati già salati come gli insaccati, i salumi, pesci salati, formaggi stagionati, prodotti inscatolati e soprattutto quelli conservati in salamoia.

Niente sale e buon appetito

Dunque moderando l’uso del sale sarà possibile mangiare della carne riconoscendone il sapore e la qualità.

Polpette di carne e ragù

Qui presentiamo le polpette di carne e ragù siciliane, anzi saccensi.

Grazie alla nostra presenza sui social, come Facebook e come il nostro account instagram, stiamo instaurando alcuni contatti molto interessanti.

Per esempio, su instagram ci siamo messi in contatto con Nuccia Tulone a cui abbiamo chiesto di raccontarci la sua ricette delle polpette.

Dopo aver visto questa foto su instagram abbiamo chiesto ricetta e procedura. Nuccia ci ha gentilmente risposto.

Lei afferma,

La ricetta è molto semplice.

  • Un trito di cipolla
  • sedano
  • carote
  • aggiungo il tritato d carne di maiale
  • poi le polpettine fatte con l’impasto della carne di salsiccia
  • aggiungo la salsa (passata di pomodoro)
  • faccio cucinare a fuoco lento.

E il sugo è pronto per condire la pasta.

Polpetta ripiena

Altra variante proposta sempre da Nuccia è la polpetta ripiena.

La polpetta è composta

con macinato di carne di maiale i ripieno di mozzarella e prosciutto.

Viene cotta con la salsa ed estratto di pomodoro., Possibilmente fatto in casa.

Buon appetito!

La polpette di Nuccia per la pasta

Nuccia ci spiega ancora altre varianti delle polpette.

Come ci spiega nei commenti, queste polpette sono un misto di carne macinata di maiale e di vaccina.

Vengono condite con semi d finocchietto, prezzemolo, aglio, peperoncino, mollica (pan grattato), sale, formaggio grana, e uova.

Il consiglio di Nuccia è di cucinare le polpettine al forno e poi aggiungerle al sugo.

Il sugo viene preparato con un soffritto d cipolla, olio d’oliva siciliano a cui unire la salsa. Da cucina il tutto a fuoco basso.

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Il glossario della carne a Sciacca

Carne fresca e carne locale

Carne fresca e carne locale non sono esattamente la stessa cosa. Sai quale sia la differenza? Se ti trovi a leggere questo articolo forse qualche dubbio ce lo hai anche tu.

Non ti racconterò delle differenze qualitative che si riconoscono anche al gusto. Qui, ti voglio parlare della differenza merceologica.

Una premessa sulle uova

Non ricordo in quale libro ho letto una bella divagazione sulle uova che ti voglio raccontare. Per me, allora, mi fece molto riflettere. Perché il concetto di freschezza è, in effetti, relativo.

L’aneddoto del libro raccontava, più o meno, questo. Andando al supermercato, soprattutto nei grandi centri commerciali, si trovano una grande quantità di uova tutte diverse tra di loro.

Diciamo che però grosso modo abbiamo diverse categorie che distinguono le uova tra di loro. Certo, le uova si distinguono principalmente per la loro grandezza. Ma oltre a questa differenza ci sono le uova fresche, le uova freschissime e quelle del giorno.

In pratica, se ci fai caso, fra le tre scelte, alla fine le uova fresche risultano essere le meno fresche.

A me questa osservazione mi ha molto divertito. Come se le uova fresche non fossero affatto le più fresche.

Definizione di carne fresca

Dalla definizione della Treccani apprendiamo che tra le varie declinazione fresco e fresca si riferisce anche e appunto agli alimenti.

Di alimenti, fatti o preparati da poco: pane f., di giornata (contr. di duro, stantio); latte f., appena munto o confezionato poco dopo la mungitura e sottoposto a processo di pastorizzazione che ne garantisce la conservazione per alcuni giorni (si contrappone al latte a lunga conservazione); uova f., uova freschissime, che hanno pochi o pochissimi giorni; formaggi f., molli, teneri; carne f., di animale da poco macellato (ma talora si contrappone alla carne secca, o salata, affumicata, oppure a quella congelata o surgelata); pesce f., pescato da poco (oppure non congelato o surgelato).

Carne fresca e carne locale

La carne, dunque, che si trova in un bancone è, generalmente, tutta fresca.

Qualche anno fa, quando si rideva anche del poco, si diceva che la carne era tutta fresca perché stava in frigorifero.

Questo è in buona parte vero. La carne è fresca solo perché sta dentro il frigorifero ma anche perché si distingue da altri prodotti che sono congelati. Ossia con un abbattimento delle temperature al di sotto dello zero.

La distinzione, dunque, non si riferisce alla qualità della carne ma a come viene conservata la carne. Se è congelata non è fresca, se è fresca non è congelata.

Carne locale

Per carne locale, invece, si intende la carne che proviene da allevamenti presenti sul nostro territorio. La carne locale deriva da allevamenti locali e macellati presso i mattatoi autorizzati più vicini.

La carne locale è certamente carne fresca.

Lo è sia per il tipo di conservazione, ossia perché che sta in frigorifero ad una temperatura non al di sotto di zero gradi; ma anche per la sua qualità, che è completamente diversa rispetto alla carne di importazione, dall’Italia o da Paesi europei o extra europei.

Come capisco se è carne fresca o locale?

Qualcuno può pensare che capire la differenza sia una cosa difficile. Prima che andare a casa e mangiare la carne, dove indubbiamente si comprende la differenza di sapore tra la carne fresca e la carne locale, si può già sapere in macelleria.

Il segreto è davvero semplice da svelare. Tutti i macellai hanno l’obbligo di essere in possesso della tracciabilità dell’animale. Ossia l’origine dell’animale e tutta la filiera che ha attraversato prima di arrivare in macelleria. Insomma, dove è nato, dove è stato allevato e dove infine è stato macellato.

In teoria la tracciabilità dovrebbe essere esposta ai clienti, mostrando pubblicamente il certificato di macellazione con relativa autorizzazione del servizio veterinario che ne autorizza la vendita per nutrizione umana.

Per cui ogni settimana o due settimane si vedranno esposti diversi certificati che indicano quale animale si trova all’interno del banco vendita.

Certificato di tracciabilità

Quanti certificati di questo tipo ha il tuo macellaio? Uno? Una serie? Se non è esposto, personalmente, avrei dei dubbi. Però il cliente può chiedere al banconista questo certificato e il banconista è obbligato a mostrarlo. Tutta la carne che si trova nelle macelleria ha l’obbligo di tracciabilità, da qualunque parte del mondo arrivi la carne.

Attraverso questo documento è possibile scoprire la provenienza degli animali. Gli animali locali indicheranno una stalla, un allevamento e un allevatore locale, ed ovviamente un mattatoio locale.

Le carni di importazione, invece, indicano il luogo di nascita e allevamento sicuramente all’estero. A volte, per dare un volto italiano, sono macellati in Italia.

La certificazione italiana

Sulla materia alimentare, l’Italia è all’avanguardia. E tutta la legislazione è a favore del consumatore.

Per questo motivo è bene chiedere e non c’è nulla di male. Le macellerie, per stare aperte, devono avere tutto in regola. E la tracciabilità è uno dei cardini a cui nessuno può esimersi.

Sullo stare a tavola

In ogni cucina o soggiorno che si rispetti o comunque in ogni luogo adibito al mangiare c’è un tavolo. E a pensarci bene tutte le nostre case sono piene di tavoli che per gli usi più svariati arredano le nostre case.

Certamente, dunque, il tavolo è un accessorio della casa molto importante. I nostri architetti contemporanei ci offrono una vasta gamma di modelli, di colori e di forme. Rotondi, quadrati, rettangolari, in legno, in metallo, tradizionali, moderni, insomma, sono talmente tanti i parametri variabili che chiunque può soddisfare i propri gusti.

Ma oltre che oggetto su cui sbizzarrire la propria fantasia architettonica la tavola è anche, se non soprattutto, luogo, spazio, dove mangiare, incontrarsi, conoscersi.

Stare a tavola

Più o meno divertente può essere la scena di una madre o di un padre che piantano il proprio figlio ad un tavolo dopo un estenuante inseguimento; o quella seriosa del bambino rimproverato per essersi alzato dal tavolo prima che tutti finissero.

Da ciò se ne deduce che uno dei capisaldi dell’educazione dei propri figli è proprio quella dello stare a tavola. In effetti, questo modo di intendere la tavola, seppure è antico, evidentemente, non fa parte della nostra istintività.

Tanto è vero che il bambino, appunto istintivamente, distratto anche dalle cose più banali, ne scappa o ne scapperebbe in ogni momento.

Le regole dello stare a tavola

Pare che le regole dello stare a tavola siano cominciate a delinearsi in età monastica.

Il silenzio, il non parlare con la bocca piena, la sobrietà dei gesti, tutte regole che sfociarono nel XII – XIII sec. nell’edizione di famosi manuali di buone maniere come Il Galateo di Monsignor della Casa, il Cortigiano di Baldassare Castiglione e di tanti altri libri del genere che spiegano cosa si fa e cosa non si fa a tavola.

Conoscersi a tavola

Ma la tavola non è solo il luogo dove mangiare, dove soddisfare un bisogno biologico, la tavola è anche un luogo dove incontrarsi, dove riunirsi e parlare, discutere, trattare, prendere accordi. Dunque la tavola diventa il luogo dello stare insieme.

Il tavolo è un luogo di grande intimità. Le immagini che possono venirci alla mente possono essere le più svariate: dalla coppia al primo appuntamento, alla famiglia che si ritrova la sera dopo una giornata di lavoro, al banchetto fra amici.

In effetti, il mangiare insieme è un modo di conoscere e di conoscersi, forse non il più approfondito, ma fra i più intimi. Specchio della nostra personalità, del nostro essere interiore, lo stare a tavola diventa mezzo di conoscenza dell’altro. Senza filtri, senza domande, ad armi pari si svela e ci si svela.

Svelarsi a tavola

A tavola si svelano gioie e dolori, vizi e virtù. Chi soffre le pene di un amore non riesce a stare a tavola allo stesso modo di chi ne gioisce. Il mangiare poco o troppo può svelare tutto un sistema filosofico sull’idea che si ha sul cibo e dunque di se stessi.

Fino poi a sfociare in casi più gravi, dove lo stare a tavola non è più piacere, non è più occasione sociale, ma è patologia, esplosione di un disagio interiore molto profondo.

Personalità a tavola

Ognuno di noi ha il suo modo di mangiare e di stare a tavola. Ognuno dimostra il proprio carattere, il proprio modo di fare. Insomma, a tavola ognuno svela la propria personalità.

C’è chi fa mille molliche per terra, chi divora le proprie pietanze e c’è chi persino beve i piatti che gli vengono offerti. C’è chi, invece, è lento, lentissimo, che si alza dalla tavola sempre per ultimo mentre qualcuno già affaccendato si affretta a sparecchiare.

C’è chi si rilassa, chi prova un piacere particolare nel sentirsi satollo e c’è chi diventa persino aggressivo, avido nel prendere i cibi, quasi ringhioso nello sbranarlo.

Dettagli a tavola

Piccolezze, dettagli certo, azioni talmente usuali, spontanee e naturali da non rendersene conto nella vita di tutti i giorni.

Eppure, alla fine di una storia d’amore, per esempio, il modo di inghiottire rumorosamente o il masticare nervoso o il respiro affannoso durante la deglutizione, il non riporre coltello e forchetta nello stesso modo in cui lo facciamo noi, si avvertono, a volte, come molto vicini alle cause vere della fine di una relazione.

La tavola come luogo sacro

La tavola è, poi anche, luogo sacro, dove ognuno celebra il proprio rito domestico (anche se non si è nella propria casa) e dove venivano ammessi solo pochi eletti.

Spesso, infatti, capita che non si possa accettare di stare a tavola in compagnia di una persona antipatica o con cui si è avuto un qualche battibecco. Magari si può accettare di discutere in strada o in piazza o in un pub, con la stessa persona, ma non si può sopportare di mangiarci insieme. Sarà forse per il tempo relativamente lungo che si pensa di dover trascorrere insieme, ma è già l’idea che non si sopporta.

Magari lo stare a tavola è simbolo di uno stare insieme anche in altro senso, è l’appartenere ad un gruppo, sia esso famiglia o qualunque altro gruppo sociale, è il condividere qualcosa di così importante come il cibo.

La tavola nei social

Oggi la tavola invece viene sempre più fotografata. Ciascun cibo viene fotografato e immortalato. Ciascun piatto viene fotografato e condiviso con i propri fans, con i propri followers.

Le case sono case invisibili. E ciò che un tempo era spazio inviolabile oggi è spazio di una comunità.

La tavola è istituzione

In casa, nelle case dove ci si siede ancora a tavola, ognuno ha il suo posto, ogni famiglia riconosce al padre e alla madre un posto adeguato. A volte l’adeguatezza può essere camuffata da comodità: la madre difficilmente si può trovare lontana dai fornelli e difficilmente il padre può essere relegato in un angolo o in un posto scomodo. Le ragioni di tali scelte vengono da lontano e sempre dal medioevo.

Nel medioevo la tavola era rigorosamente rettangolare. Il capo stava, appunto, a capo tavola e più si allargavano i rapporti con costui più lontani ci si ritrovava da esso.

Non sorprende dunque il clamore e la fama del regno di re Artù con la tavola rotonda più famosa del mondo.

Oggi a tavola

Oggi la tavola, forse, non ha più i significati di un tempo, non ricopre l’importanza che aveva in passato. Forse.

La famiglia in senso stretto non esiste più, sempre più difficile diventa per due persone l’incontrarsi ad un tavolo. Viviamo vite più stressate, abbiamo necessità diverse; tempi più veloci, non permettono di rispettare tutte le regole che un tempo erano usuali.

Eppure, nonostante tutto, anche quando si va di fretta, anche quando il tempo è limitato, se si ha la possibilità di potersi sedere a mangiare ad un tavolo difficilmente vi si rinuncia.

Carnevale, festa di panza

E’ tempo di Carnevale. Dal 28 febbraio al 5 marzo 2019 sarà carnevale. E, come si sa, a carnevale si beve e si mangia e ci si diverte come se non ci fosse un domani.

E qual è la pietanza preferita a Carnevale da mangiare? Proprio la carne.

Anche in previsione di un periodo di limitazione, quale potrebbe essere, della Quaresima.

La macellazione del maiale

In alcune famiglia, vi era la tradizione di acquistare e/o allevare un maiale proprio per macellarlo nel periodo di carnevale, durante la settimana grassa.

La prima riunione avveniva per la macellazione. Alla fine della quale si mangiavano tutte le parti interne. Fegato, polmoni, milza. Questi venivano cucinati fritti, con abbondante cipolla, oppure arrotolati nella rete di maiale, ossia l’omento, che è il grasso che tiene le budella dell’animale.

Ci si riuniva poi durante la settimana e si mangiavano le altre parti, in gran parte trasformate in salsiccia. In uno dei racconti dei miei intervistati, è venuto fuori che il martedì grasso, dunque il giorno precedente alla quaresima, si mangiava per ben quattro volte.

A colazione, pranzo e cena, che veniva anticipata al tramonto e poco prima della mezzanotte. Una seconda cena che era un rito che si ripeteva ogni anno. E che proprio alla mezzanotte si concludeva.

Settimana grassa

L’ultima settimana di Carnevale, cioè i sei giorni che precedo il “Mercoledì delle Ceneri” è detta appunto settimana grassa. Per intenderci dal giovedì al martedì successivo.

Nel rito ambrosiano, a Milano, comprende anche i giorni che dal Mercoledì delle Ceneri vanno alla domenica successiva.

Questa settimana, come è noto, si contrappone al periodo di Quaresima. Periodo che invece è caratterizzato dalla penitenza e dalla preparazione alla Pasqua.

Un tempo questa penitenza veniva attuata con il digiuno o il mangiare di magro.

Tempo di allegria e baldoria

Il Carnevale è una festa invernale. Da un lato precede i 40 giorni di Quaresima che portano al periodo pasquale.

Dall’altro lato invece, almeno in tempi pagani, era la festa della fecondità della terra.

Origini del termine Carnevale

Si è scritto in lungo e in largo di questo termine. E su questo blog non aggiungiamo nulla di nuovo.

Il temine carnevale ha origine incerta. E ciascuno può affidare l’origine ad una propria affinità.

  • Alcuni fanno derivare il nome da “car navalis“, dal rito della nave sacra che veniva portata in processione su un carro. E da cui poi i carri allegorici.
  • Altri fanno derivare il temine da carnes levare tradotto in togliere la carne
  • O ancora, carne, vale tradotto in “carne, addio”.

In ogni caso si sottolinea che questo è il periodo in cui si mangia più carne e ci si mette al riparo dai digiuni quaresimali.

Carnevale ai nostri giorni

Oggi certamente il significato della Quaresima è molto diverso per i credenti e le privazioni non sono più legate al cibo e alla carne, come in passato.

Tra l’altro quando le alternative alla carne sono diventate molto più lussuose e lussuriose.

Le privazioni che oggi richiedono alcuni rappresentanti della Chiesa sono altre privazioni di altri “piaceri” che il consumismo ci propone.

La carne, infatti, oggi non è più un lusso, almeno non è più un lusso come lo era in tempi passati, e nessuno sente più il bisogno di mangiare una quarta volta prima della mezzanotte, perché dopo non ce ne sarà.

Carnevale, festa di panza

A proposito del Carnevale come festa godereccia di cibo e cultura si è parlato ad un interessante incontro “Festa di Panza” avvenuto a Sciacca, in occasione del Carnevale di Sciacca 2019.

Lo storico Pippo Verde ha condotto una ricerca sui copioni delle recite del Carnevale e analizzato i versi dove si parlava di cibo. In questo modo ha raccolto una grande quantità di materiale proveniente dalla tradizione del cibo durante il Carnevale.

Intervista allo storico Verde e all’assessora Mondino

Pippo Verde sottolinea il forte valore antropologico del mangiare a carnevale che si traduceva in un augurio di bene e di benessere.

Ed è allora con questo augurio di bene e benessere che vi lascio. Mangiate e bevete, in salute e per la salute, e vivete il vostro carnevale al meglio.

Buon divertimento!